Archivio Giugno 2015

Si pubblica articolo di Gersan Persia sulla querelle Autodromo.

MOTO-AUTODROMO: OPINABILE NOTERELLA LEGALE

La legge ( art. 21 quinquies della L. n. 241/1990 s.m.i. ) stabilisce che “ il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato ( cd. revoca-pentimento ) da parte dell’organo che lo ha emanato:

a ) per sopravvenuti motivi di pubblico interesse,

b ) ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento,

c ) o, salvo che per i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario.
La revoca determina la inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti ”.

Aggiunge, quindi, che “ se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l’amministrazione ha l’obbligo di provvedere al loro indennizzo ” ( versandosi in ipotesi di danno da atto lecito ).

Secondo gli interpreti, nulla precisando la norma sui criteri di determinazione dell’indennizzo, quest’ultimo:

a ) in caso di revoca legittima ( cioè, esaustivamente motivata e ancorata ai “ presupposti ” fissati dal canone legislativo sopra trascritto ), dovrebbe essere limitato al solo danno emergente, vale a dire alle sole spese inutilmente sostenute;

b ) in caso di revoca illegittima, esso dovrebbe ricomprendere anche il lucro cessante, cioè il mancato guadagno.

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La stessa legge, dispone che “ ove la revoca di un atto amministrativo ad efficacia durevole o istantanea incida su rapporti negoziali, l’indennizzo liquidato dall’amministrazione agli interessati è parametrato al solo danno emergente e tiene conto:

a ) sia dell’eventuale conoscenza o conoscibilità da parte dei contraenti della contrarietà dell’atto amministrativo oggetto di revoca all’interesse pubblico,

b ) sia dell’eventuale concorso dei contraenti o di altri soggetti all’erronea valutazione della compatibilità di tale atto con l’interesse pubblico ”.

Nella vicenda qui esaminata non è ancora venuto in essere un “ rapporto negoziale ”.

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La giurisprudenza ha chiarito che “ il provvedimento di revoca – pena la sua illegittimità – deve essere adeguatamente motivato quando incide su posizioni in precedenza acquisite dal privato, non solo con riferimento ai motivi di interesse pubblico che giustificano il ritiro dell’atto, ma anche in considerazione delle posizioni consolidate in capo al privato e all’affidamento ingenerato nel destinatario dell’atto da revocare ”.

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Nel caso di specie:

a ) non va dimenticato che la società privata ha formulato al Comune una “ proposta ( recepita dalla parte pubblica: ndr. ) di realizzazione di un impianto sportivo destinato allo svolgimento di gare automobilistiche e motociclistiche ”, accompagnandola con gli “ elaborati progettuali ” che sono stati formalmente approvati dall’Ente Comunale;

b ) né si può obliterare la circostanza che lo “ schema di convenzione ” ( pure approvato dal soggetto pubblico ) è stato sottoscritto dal legale rappresentante della società proponente con la seguente formula: “ per accettazione del presente schema e del suo contenuto, con impegno alla sottoscrizione dell’atto definitivo dopo la sua approvazione da parte del Consiglio Comunale ”.

Al lume di quanto sin qui argomentato, appare indubbio che il Comune si sia impegnato a stipulare la “ convenzione ” definitiva con la società e, comunque, che lo stesso abbia instaurato con l’anzidetta compagine societaria una serie di rapporti valutabili secondo il criterio della buona fede, idonei – come tali – ad ingenerare in quest’ultima un legittimo affidamento sulla conclusione del procedimento amministrativo e sulla stipula della convenzione medesima.

Pertanto, una “ revoca illegittima ” – perché dissonante rispetto al modulo legale cristallizzato dalla disposizione legislativa innanzi evocata – della misura provvedimentale di cui alla deliberazione consiliare n. 3/2014 potrebbe determinare in capo all’Amministrazione Municipale una responsabilità ( anche di natura pre-contrattuale a mente dell’art. 1337 c.c. ), con le conseguenze ristoratrici sopra evidenziate.

In ogni caso, la società andrebbe indennizzata.

Salvo il caso, naturalmente, di condotte abdicative e/o recessive della società, ovvero di comportamenti poco virtuosi della medesima ostativi – in quanto tali – al perfezionamento delle procedure amministrative e negoziali di cui innanzi è cenno.

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Ho piena contezza della controvertibilità dell’asserto che precede.

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Articolo di Gersan Persia sul “pasticcio” del referendum sull’Autodromo.

REFERENDUM CONSULTIVO E MOTODROMO: RESPONSABILITA’ POLITICHE VECCHIE E NUOVE
 
L’articolo 38 dello Statuto Comunale stabilisce che “ Il referendum ( consultivo ) è valido se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli elettori ”( vale a dire il 50%+ 1dei cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune ).
Questo quorum ( costitutivo ) non è stato raggiunto: il referendum, perciò, è “ invalido ed inefficace ”.
Invero, si sono recati al seggio soltanto 3.072 elettori, cioè il 40,82 % degli aventi diritto al voto.
A motivo di quanto precede, l’Amministrazione sarà tenuta a decidere sulla “ questione moto(auto)dromo ” senza poter considerare il risultato referendario, attesa la “ invalidità ed inefficacia ” della relativa tenzone elettorale.
Le superiori notazioni suggeriscono le seguente inferenza: sono stati spesi circa 10.000,00 euro ( qualcuno, addirittura, sostiene che l’esborso monetario sia ammontato ad euro 14.000,00 ) per un semplice “ sondaggio ”, privo – come tale – di qualsiasi valenza giuridica e politica.
Peraltro questa spesa ( assolutamente inopportuna, avuto riguardo allo stato di sostanziale dissesto finanziario in cui versano le casse comunali: il “ buco di bilancio ” si aggira – come ormai è notorio – intorno ai sedici milioni di euro ) sarebbe risultata – comunque – inutile anche laddove il predetto quorum fosse stato acquisito.
Infatti, con “ deliberazione ” n. 3 del 16 febbraio del 2014, il Consiglio Comunale:
a ) ha approvato il progetto preliminare per la “ realizzazione del complesso sportivo destinato agli sport motoristici in località San Mauro ” proposto dalla società Autodromo del Gran Sasso s.r.l.;
b ) ha adottato la variante al Piano Regolatore Generale, destinando le aree ( ricadenti – secondo le originarie previsioni urbanistiche – in “ zona agricola ” ) ricomprese nell’ambito territoriale di localizzazione del predetto impianto motoristico a “ verde sportivo ”, con consequenziale apposizione sulle medesime aree del vincolo urbanistico preordinato all’esproprio ;
c ) ha approvato uno“ schema di convenzione ” diretto a disciplinare i rapporti tra il Comune e la ripetuta società.
Orbene, l’atto da ultimo menzionato vincola contrattualmente l’Amministrazione Civica nei confronti della nominata società, obbligandola ad imprimere impulso all’avviato procedimento amministrativo preordinato alla attuazione del sopra richiamato “ progetto ”, pena – in difetto – una sua possibile“ responsabilità ” negoziale, quantomeno per “ contatto ”.
Detto in altri e più elementari termini, l’Amministrazione Cittadina, ove disattendesse le clausole contenute nello “ schema di convenzione ” avanti ricordato, potrebbe essere citata in giudizio dalla prelodata società per il ristoro dei danni dalla medesima ( in ipotesi ) subiti per aver fatto legittimo affidamento in ordine alla conclusione della “ convenzione definitiva ”.
Qualora ciò si verificasse, i relativi oneri economici sarebbero sopportati – in via esclusiva – dai poveri ( ed incolpevoli ) cittadini contribuenti !
A questo punto, si impone una riflessione aggiuntiva: la “ deliberazione ” di cui innanzi è cenno è stata “ voluta e votata ” ( quando ormai la consiliatura stava esaurendosi ! ) dalla Giunta presieduta dal Dott. Alessandro Di Giambattista e sostenuta dal locale Partito Democratico ( sintomaticamente rimasto “ silente ” durante tutta la campagna elettorale e tornato improvvisamente “ loquace ” soltanto dopo la chiusura delle urne con una improvvida quanto insignificante “ esternazione ” effettuata dal suo Segretario, così riassumibile: “ Il Sindaco dica a tutti come ha votato sull’autodromo ! ” ).
Ne discende che il “ progetto moto(auto)dromo ” è germinato ed è cresciuto grazie alle determinazioni prese ( a fine mandato e con effetti impegnativi – sotto il profilo dello stretto diritto – per gli odierni amministratori pubblici ) dalla vecchia maggioranza consiliare.
Più correttamente, quest’ultima avrebbe dovuto astenersi dall’adottare la complessa risoluzione provvedimentale avanti riportata, consentendo – in tal guisa – ai primi di operare discrezionalmente la scelta reputata maggiormente conforme all’interesse generale.
Avrebbe dovuto … .
 
Conclusivamente :
i cittadini sono stati chiamati ad esprimersi su una “ questione ” già definita e decisa dalla precedente Assise Consiliare con un atto deliberativo giuridicamente vincolante per l’attuale Giunta diretta dal Dott. Giovanni Di Centa.
Questi, piuttosto che indire un costoso quanto vano referendum consultivo, avrebbe dovuto illustrare e spiegare ai consociati lo “ stato dell’arte ” e, quindi, decidere ( sulla scorta dei dati fattuali e giuridici in suo possesso )
a ) se dare ulteriore corso alla procedura burocratica finalizzata alla costruzione dell’impianto motoristico in parola
b ) o se arrestarla ( previa ponderata valutazione degli eventuali rischi giudiziari implicati da questa seconda opzione ),
assumendosi ( unitamente con la maggioranza consiliare che lo sorregge ) la correlativa responsabilità politico – amministrativa .
Avrebbe dovuto … .
 
Montorio al Vomano, lì 22.06.2015
Il Cittadino
Gersan Persia
 
P.S.
La “ politica ” non è stata in grado di conciliare i contrapposti interessi in giuoco e questa sua evidente incapacità darà la stura ad un inevitabile ( e lungo ) contenzioso giudiziario: al dibattito politico subentrerà il dibattimento processuale.

Ne deriverà – quale ineluttabile conseguenza – l’emersione ( e l’accentuazione ) del latente conflitto sociale che ( a decorrere dai primi anni 2000 ) sta progressivamente intossicando la nostra Comunità, con effetti facilmente immaginabili.

 

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Ecco i dati finali del referendum consultivo sul SI o NO all’Autodromo del Grasso che dovrebbe sorgere in località San Mauro di Montorio:

SI _______________  1867 voti ________ 61,43%

NO ______________  1172  voti ________ 38,57%

Affluenza alle urne 40,72% degli aventi diritto.

L’autodromo si farà.

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http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/9/93/Forza_Italia.svg/200px-Forza_Italia.svg.pngIn vista del Referendum Consultivo di domenica 14 p.v., il Coordinamento Provinciale di Forza Italia intende prendere una posizione chiara e netta a favore della realizzazione dell’Autodromo del Gran Sasso in territorio del Comune di Montorio al Vomano. Così come siamo assolutamente favorevoli a qualsiasi iniziativa d’impresa, riteniamo che questa dell’Autodromo del Gran Sasso sia un’opportunità da non perdere, per portare sviluppo, turismo, oltre che creare nuovi posti di lavoro ed un enorme indotto produttivo in un momento particolarmente delicato. Oggi e’ molto importante fare il possibile per promuovere le meraviglie del nostro territorio, sempre nel rispetto delle regole ed a salvaguardia dell’ambiente. In quest’ottica, il progetto dell’Autodromo del Gran Sasso è assai ambizioso e la sua realizzazione avrebbe un potenziale enorme, una capacità attrattiva unica, offrendo la possibilità a tantissimi appassionati, visitatori e spettatori, provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa, di raggiungere e godere delle rare bellezze del nostro splendido territorio teramano, dal mare ai monti.

 

 

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Articolo di G. Persia sul referendum motodromo.

IL PASTICCIO DEL REFERENDUM CD. “ A QUORUM ZERO ”
 
Sino ad oggi si era parlato di un referendum consultivo con quorum costitutivo o partecipativo pari a “ zero ” ( un vero e proprio abominio giuridico e politico ).
Pertanto, per la validità ed efficacia della consultazione referendaria sarebbe stata sufficiente la partecipazione alla votazione anche di un solo elettore!
Si era parlato … . In verità, le cose stanno diversamente.
 
Nello specifico:
a ) l’art. 38 dello Statuto Comunale rubricato “ validità ed efficacia ” ( e tuttora vigente in quanto mai abrogato o modificato ) così recita:
° ) “ Il referendum è valido SE HA PARTECIPATO ALLA VOTAZIONE LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI ( 1° c. );
° ) La proposta è approvata se raggiunge la maggioranza dei consensi validamente espressi ( 2° c. );
° ) I provvedimenti contrastanti con la proposta referendaria devono fornire adeguata motivazione sulle ragioni della divergenza ” ( 3° c. );
b ) il “ Regolamento comunale per la disciplina del referendum consultivo ” ( approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 5 del 27.02.2015 ), a sua volta, nulla dispone in ordine al quorum partecipativo o costitutivo.
Peraltro, il predetto Regolamento non avrebbe potuto introdurre – sul punto – una disposizione contrastante con le regole statutarie sopra riportate: infatti, come è stato sottolineato in letteratura:
° ) lo Statuto è posto in posizione di supremazia rispetto alle fonti secondarie dei regolamenti, in quanto diretto a fissare le norme fondamentali dell’organizzazione dell’ente e a porre i criteri generali per il suo funzionamento, da svilupparsi in sede regolamentare:
° ) il conflitto tra Statuto e Regolamento va risolto alla stregua dei principi in materia di gerarchia delle fonti, in quanto per i regolamenti dei Comuni la subordinazione allo Statuto è positivamente disposta dall’art. 7 del Testo Unico degli Enti Locali, e quindi l’antinomia si risolve con la prevalenza dell’applicazione dello Statuto e la disapplicazione di quella regolamentare.
Quanto fin qui esposto significa che il referendum consultivo indetto dall’Amministrazione Comunale sarà valido ed efficace soltanto se alla votazione PARTECIPERA’ LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI ( cioè, il 50% + 1 degli aventi diritto al voto ), così come voluto dal sopra evocato 1° c. dell’art. 38 dello Statuto Comunale.
In difetto, la consultazione referendaria sarà INVALIDA ED INEFFICACE ( tamquam non esset, cioè come se non fosse mai venuta ad esistenza ).
Da questa conclusione giuridica discendono due rilevanti conseguenze, l’una di carattere politico, l’altra di indole più squisitamente economica.
 
Invero, in caso di mancato raggiungimento del suddetto quorum partecipativo:
A ) sul piano politico, l’Amministrazione Comunale non potrà tener conto della volontà referendaria ( in quanto la stessa si sarebbe formata in esito ad una competizione elettorale “ invalida ed inefficace ” ): perciò, in sede deliberativa, quando andrà a decidere sulla “ questione moto( auto )dromo ” di S. Mauro, essa si vedrà costretta a provvedere come se quella competizione non ci fosse mai stata ( con consequenziale imputazione in capo ad essa medesima di ogni e qualsiasi responsabilità amministrativa);
b ) sotto l’aspetto economico, la spesa di E 10.000,00 effettuata dall’Amministrazione Municipale per consentire lo svolgimento della consultazione referendaria si tradurrà in un inutile sperpero di risorse finanziarie pubbliche.
Laddove quanto ora ipotizzato si avverasse, risulterebbe naufragato il maldestro tentativo – operato dalla Civica Amministrazione ( delegato ) – di demandare al corpo elettorale ( delegante ) il compito di decretare sullo stesso oggetto ( realizzazione o meno dell’impianto motoristico in parola ) espresso nella delega da quest’ultimo conferitale con le elezioni amministrative del maggio del 2014.
E’ bene ribadirlo:
un amministratore pubblico non può e non deve essere ” terzo ” ( o arbitro ), ma deve operare delle scelte di campo e decidere ( per questo, e soltanto per questo, è stato officiato – ha ricevuto uno specifico mandato – dall’elettorato ).
 
Diversamente opinando, si rischierebbe di confondere la ” democrazia ” con la demagogia e/o con il populismo.
 
Montorio al Vomano, lì 08.06.2015
Il Cittadino
Gersan Persia
 
N.B.Nelle elezioni amministrative del 2014 gli elettori erano 7.576 ( questo dato è da verificare ).

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Secondo noi è un dovere della POLITICA decidere su queste scelte importanti per il nostro territorio e non delegare i cittadini che si sono espressi lo scorso anno sulla base di programmi elettorali. Un referendum senza “quorum” non ci sembra uno strumento decisionale adatto, malgrado la buona volontà dell’iniziativa (che andava fatta in tempi non sospetti, ovvero prima del cambio di destinazione d’uso dell’area e dell’approvazione del Progetto Preliminare). Oggi pare tutto inutile… Il nostro pensiero sull’opera? Ne abbiamo parlato e discusso da anni in modo chiaro e corretto con tutti (i favorevoli e i non) quindi chi ci chiede (da una parte o dall’altra) di fare “campagna” noi rispondiamo di andarsi a rileggere le pagine di questo blog sui pro e i contro dell’opera e sulle forti debolezze della convenzione fatta con l’Amministrazione. BUON VOTO A TUTTI.

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Articolo di Gersan Persia. Il politico, oggi, non è più “oratore”?

LA SCOMPARSA DELLA PAROLA ( DALL’ ORATORIA AL BANCHETTO INFORMATIVO )
 
In passato, il ” politico ” veniva identificato con la ” parola “: per essere un politico occorreva, anzitutto, possedere l’ ” arte del dire “, la capacità di ” parlare in pubblico “.
In sintesi: il politico doveva essere ( prima di ogni altra cosa ) un ” oratore ” ( “colui che parla in assemblea ” ).
Ricordate, tanto per non andare troppo a ritroso nel tempo, i politici degli anni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale ?
Avevano un minimo comun denominatore: padroneggiavano la parola e la utilizzavano per propalare il ” messaggio ” ideale e politico di cui erano i portatori.
Oggi, la ” parola ” ha perduto l’antica importanza ( stavo per dire: l’antico fascino ) ed è stata sostituita da un nuovo strumento di divulgazione politica: il ” banchetto informativo ” !
Questo dato trova conferma nella competizione ( si fa per dire ) referendaria che si sta consumando ( in verità, maniera piuttosto dimessa, nonostante la indubbia rilevanza degli interessi in giuoco ) nella nostra città: i contendenti – lungi dall’illustrare le rispettive tesi ” parlando ” all’elettorato – si esprimono attraverso i cd ” banchetti informativi “, la cui unica funzione consiste nella distribuzione di opuscoli ” pubblicitari ” ai cittadini.
Cittadini che – di certo – vorrebbero avere a disposizione maggiori elementi di valutazione in ordine ai temi referendari per poter votare consapevolmente.
Ma questi elementi non possono essere desunti dagli scritti cristallizzati nel materiale cartaceo costituito dai suddetti opuscoli.
E ciò per una ragione molto semplice: lo scritto, ove interrogato, rimane muto.
Diceva il sommo Platone: “La scrittura ha una strana qualità, simile veramente a quella della pittura. I prodotti della pittura ci stanno davanti come se vivessero; ma se domandi loro qualcosa, tengono un maestoso silenzio. Nello stesso modo si comportano i discorsi. [...] Una volta che sia messo per iscritto, ogni discorso si rivolge a tutti, tanto a chi l’intende quanto a chi non se ne fa nulla [...]; esso da solo non può difendersi né aiutarsi “.
 
La deriva della cd. ” politica ” discende anche da questo: vale a dire, dalla incapacità dei cd. ” politci ” di impiegare la ” parola ” quale mezzo di seduzione e di persuasione dei consociati.
 
E – a questo punto – si impone la seguente domanda: perchè il moderno politico ( da quello locale a quello nazionale ) non sa più usare la ” parola ” ?

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