Archivio Dicembre 2015

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Il Comune di Montorio ha approvato, nel corso dell’ultima seduta consigliare, l’assestamento generale al Bilancio 2015. Sergio Rossi consigliere comunale delegato al Bilancio ha spiegato come la gestione corrente sia già gravata dal fardello dell’indebitamento per i mutui stipulati in passato per la realizzazione di opere pubbliche, il cui debito residuo ammonta a circa euro 15 milioni e per il cui rimborso si rende necessario mettere a disposizione circa 1,5 milioni di euro ogni anno, oltre un terzo delle entrate disponibili. Per questo l’Amministrazione si è assunto l’impegno di onorare i vecchi debiti con accordi di rateizzazione triennale, che per il 2015 hanno comportato la necessità di individuare risorse aggiuntive per circa euro 500mila euro, oltre alle necessarie coperture per tutti i nuovi affidamenti e le spese da sostenere per la gestione corrente. “Inoltre -ha proseguito Rossi -con l’assestamento di bilancio, abbiamo dovuto gestire minori entrate per euro 280.000 relative ai trasferimenti previsti per i Comuni del cratere sismico, comunicate ed erogate solo recentemente. Insomma solo attraverso la consapevolezza e condivisione della difficile situazione finanziaria siamo riusciti ad impostare una gestione rigorosa. Sono state così individuate e realizzate economie di spesa in diversi ambiti (cultura e turismo, manutenzioni, spese generali, associazionismo, illuminazione e riscaldamento, indennità agli amministratori), garantendo comunque un adeguato livello di servizi e mantenendo gli stanziamenti per quanto riguarda il sociale, introducendo criteri di progressività nella definizione delle tariffe per i servizi a domanda individuale”. Con l’assestamento di bilancio sono stati adeguati gli stanziamenti per sostenere le maggiori spese per refezione e trasporto scolastico. L’aumento delle tariffe non ha coperto l’incremento dei costi per il mantenimento di questi sevizi; sono stati inoltre previsti finanziamenti a strutture che svolgono attività importanti per la collettività, quali la Croce Bianca e il Centro Diurno per disabili di Villa Brozzi. Sul fronte delle entrate, con una gestione attiva di imposte e tributi, dopo gli indispensabili aumenti effettuati nel 2014, nel corso del 2015 abbiamo previsto la riduzione della Tasi per la prima casa e agevolazioni per la Tari. «Siamo riusciti ad impostare un’attività di bilancio di cui ci sentiamo orgogliosi –ha concluso Rossi – finalizzata ad onorare vecchie passività e al rispetto di tutti gli impegni assunti con i fornitori. Probabilmente per i cittadini questi aspetti dell’attività amministrativa non hanno la risonanza di un’opera pubblica o della riduzione della pressione fiscale, ma assumono invece un valore inestimabile per la nostra comunità in quanto rappresentano la garanzia che i sacrifici ai quali gli stessi vengono chiamati, sono ben riposti”. – See more at: http://www.emmelle.it

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INVECE DI AIUTARE GLI ITALIANI ONESTI IN DIFFICOLTA’.

L’industria del credito italiano mette e a disposizione 3,6 miliardi per salvare, tramite le leve del fondo di risoluzione, BancaEtruria, Cari Ferrara, Banca Marche e Cari Chieti, e i loro correntisti dalla gogna del bail-in che entrerà in vigore da gennaio. Gli istituti erano tanto malconci da essere tutti commissariati da Bankitalia, tanto da costringere il Consiglio dei ministri a una riunione domenicale per approvare il decreto, una volta ricevuto il benestare dell’Europa, che aveva invece bloccato l’ipotizzato ricorso al fondo interbancario perché ritenuto un aiuto di stato: assente della riunione il ministro Maria Elena Boschi, il cui padre Pier Luigi è stato vicepresidente della stessa Etruria. Ora, rimarca l’esecutivo, «non è previsto alcuna forma di supporto pubblico».Scorrendo il decreto legge si scopre tuttavia il secondo punto nodale dell’accordo. Quello del fisco, da cui si evince la sostanziale messa in sicurezza dei crediti di imposta delle nuove quattro banche ponte in bonis che da oggi, dopo lo scorporo dei crediti deteriorati, prendono il posto dei quattro istituti in crisi. Si tratta di un precedente con l’erario fondamentale per l’intera industria del credito che, attraverso il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, sta combattendo con ogni mezzo per ottenere un diverso trattamento delle cosiddette «Dta» (deffered tax asset) e che, con la discesa dell’Ires, rischiava di vedersi scoppiare tra le mani una mina da 5 miliardi.Presidente delle quattro banche «sane» – ribattezzate «Nuova CariFerrara», «Nuova BancaEtruria», «Nuova Banca Marche», «Nuova CariChieti» – diventa l’ex direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro: tutte finiscono comunque sotto l’ala delle neonata unità di risoluzione di Bankitalia.Lo spezzatino prevede poi la creazione di un’unica bad bank, dove confluiscono le sofferenze (cioè i prestiti che famiglie e imprese non sono riusciti a restituire) delle quattro ex malate terminali, previa una massiccia svalutazione degli stessi (da 8,5 a 1,5 miliardi di euro) in modo da permetterne la vendita agli «spazzini» del mercato. L’Unione europea, secondo il commissario Vesrtager il piano «riduce al minimo le distorsioni della concorrenza», calcola che ne deriverà un ulteriore beneficio di 400 milioni. Non solo, ora che sono ripulite, devono trovare al più presto un nuovo padrone anche le banche ponte; e qualcuno pensa che alcuni big potrebbero aver già prenotato un posto a tavola.Impossibile però ottenere in tempo utile da tutte le 155 istituti di credito aderenti all’Abi i 3,6 miliardi necessari per accendere il fondo di risoluzione, ricapitalizzare le banche ponte e coprire la differenza tra gli attivi trasferiti e le passività: è previsto che l’industria del credito versi in un sol colpo nel fondo tutte le rate da qui al 2018. Come anticipato, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi concederanno quindi un finanziamento ponte per l’intero importo: l’impegno sarebbe pari a 1,2 miliardi per ciascun istituto. Il prestito dovrebbe essere suddiviso in due tranche, di cui quella a breve termine da 2 miliardi scadrebbe a fine anno, quando tutti i gruppi avranno iniziato a trasferire i soldi al fondo. Il resto dopo la vendita degli asset. da Il Giornale.it

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