Archivio Aprile 2016

La lettura dei dati all’esito del Referendum sulle trivelle è molto interessante. L’affluenza dei votanti in Provincia di Teramo è stata perfettamente in linea con il dato regionale, superiore al 35%, con un risultato schiacciante a favore del Sì, oltre l’88%. In molti Comuni del territorio, l’affluenza è stata ancora più netta, in ragione del 40%: spiccano nell’ordine Torano Nuovo, Bellante, Alba Adriatica, Fano Adriano, Mosciano Sant’Angelo. A Teramo Città si è superati il 38%. Dunque, anche la lettura del dato politico è molto interessante. Nonostante la campagna referendaria fosse stata quasi totalmente oscurata dai media oltre che boicottata attraverso irresponsabili richiami al non voto da parte di membri delle Istituzioni, certi risultati vanno ritenuti assai significativi. In primo luogo, va ricordato come il diritto di voto sia costituzionalmente garantito e protetto. L’art. 48 della nostra Costituzione recita testualmente: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Eppure, con scarsi mezzi d’informazione e di comunicazione, circa il 32% degli italiani ha ritenuto di esercitare il proprio dovere civico; senza contare che un numero limitato di italiani, quelli residenti in 9 regioni su 20, era effettivamente coinvolto. E’ stata una prova di responsabilità, di rispetto, di dignità verso il Paese. Gli italiani hanno mandato un segnale forte e chiaro, in contrapposizione con le indicazioni di Renzi e Napolitano. E così pure nel teramano: pare emblematico se l’affluenza maggiore sia stata registrata in Comuni dove, addirittura, la sinistra governa dal dopoguerra ad oggi. Non vi sono dubbi: c’è voglia di cambiamento, quindi, sta a noi del Centrodestra fare il nostro dovere, rafforzando un fattivo gioco di squadra, in modo da confezionare e proporre una nuova offerta politica, in grado di riconquistare l’attenzione ed il consenso dei nostri elettori.

Vincent Fanini

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Questo il manifestino del PD Montorio sull’invito ad andare a votare al “referendum abrogativo” … MA DI COSA?

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Lasciando comunque piena libertà di scelta ai nostri iscritti e simpatizzanti, il nostro gruppo si allinea alla scelta del SI. Cosa importantissima è comunque, andare a votare per sentirsi partecipi delle scelte del Paese.

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Tutti gli iscritti ed i simpatizzanti sono invitati.

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Se a scoperchiare il calderone sul tema era stata Mafia Capitale, con il ras delle coop sociali Salvatore Buzzi a vantarsi di far più soldi con gli immigrati che con la droga, possiamo ora dire che il malcostume non è questione meramente capitolina né si tratta di un fenomeno episodico. È un sistema. E prescinde da colori politici e confini geografici.Un libro-denuncia di Mario Giordano fa nomi e cognomi di quanti, in Italia, si spartiscono la «grande torta» dell’immigrazione, dalle mini-coop alle multinazionali come la Gepsa, legata al gigante transalpino dell’energia Gdf-Suez, che fa incetta di appalti nel settore giocando al ribasso. Viste le differenze, Giordano divide questo esercito di furbetti in categorie. Ci sono gli «improvvisati», come il centro di formazione padovano che, fiutato l’affare, l’estate scorsa ha messo da parte i corsi per buttafuori e becchini per «accogliere» 81 migranti, e incassare 80mila euro al mese. Per non dire dell’associazione folkloristica siciliana che forte del suo «core business» – spettacoli con tamburelli e mandolino – si è aggiudicata, a Trapani, un bando prefettizio per una quarantina di profughi. Seguono gli «affaristi», imprenditori il cui fiuto li ha dirottati verso l’accoglienza, ma sempre con la testa al business, come l’avvocatessa napoletana che in Piemonte, sul Lago Maggiore, alleva capre e asine da latte, e a Busto Arsizio si dedica ad altro, aggiudicandosi 11 appalti per l’accoglienza migranti in 7 mesi tra 2014 e 2015, per oltre 2,5 milioni di euro. Poi tocca a «Specialisti&Colossi», le coop che sul sociale e sugli immigrati hanno costruito le loro fortune, trasformandosi in «imperi fondati sull’altrui disperazione», spiega Giordano, snocciolandone le storie. C’è la coop ferrarese, «monopolista» nonostante le bacchettate di Raffaele Cantone al Comune, quella modenese che nel 2014 ha incassato 13 assegnazioni di immigrati per oltre 2 milioni di euro, e quasi tuttein affidamento diretto, senza bando. Il colosso salentino dell’accoglienza, fondato da una ex colf albanese che «subappalta» i migranti alla chiesa copta lombarda, tenendosi 15 euro a migrante per il disturbo.Il viaggio a Profugopoli, corsa tra follie, sprechi e inchieste in salsa solidale, fa tappa anche dagli albergatori che hanno mollato i clienti paganti per i migranti ospitati a spese dello Stato e si conclude dove tutto è cominciato. Con i «farabutti», quelli pizzicati dalla magistratura, raccontati inchiesta per inchiesta, da «Mafia Capitale» alla mafia vera e propria.

Potremmo pure suggerire a Giordano ad alcuni casi siti nella nostra Provincia (per esempio sul litorale, ove un noto imprenditore industriale, ha riusato un suo immobile in disuso per “accogliere” immigrati con un rimborso di 132 Euro a persona al giorno, con incassi giornalieri di circa 7000 euro). Il tutto nel nome della Cristiana pietà e compassione… Tutti ci chiediamo:” ma questi santi che accolgono i poveri immigrati, farebbero la stessa cosa gratis?”. Sicuramente NO. Ringraziamo il cittadino che ci ha inviato questa segnalazione.

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Il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi non si è dimessa, come qualche cronaca ha ipotizzato, perché ora evidentemente si trovava in conflitto di interesse. Quel conflitto era evidente almeno a lei da un anno e mezzo. Da quando aveva telefonato al fidanzato per avvertirlo: “Caro, l’emendamento che volevi è in tavola…”. All’epoca quel testo familiare era saltato una prima volta grazie ad Ermete Realacci, renziano del Pd, ma soprattutto ambientalista di lungo corso che come presidente della commissione Ambiente non lo aveva ammesso a modificare lo sblocca-Italia. Uscito dalla porta è rientrato dalla finestra con la legge di stabilità. E a presentarlo formalmente fu Maria Elena Boschi. Che però non ha responsabilità particolari: in qualsiasi governo il ministro dei rapporti con il Parlamento fa sostanzialmente il passacarte su testi tecnici passati dai vari ministeri. Interviene solo se la proposta comporta costi non compatibili o va contro la linea del governo (che era a favore del progetto Tempa Rossa). Il M5s fece un grande casino l’indomani, accusando il governo di avere fatto una marchetta proprio su Tempa Rossa. Chissà da dove avevano preso le informazioni. Fatto sta che ci azzeccarono. Scese in campo lo stesso Matteo Renzi e difese quel testo: “non è una marchetta“. Siccome lo era, ora è lui che dovrebbe rispondere di una affermazione tanto avventata in Parlamento.

La Guidi si è dimessa, e il governo pensa che il caso sia chiuso. Ma in realtà la sola differenza fra lei, la Boschi e lo stesso Renzi è che una ha avuto sfiga, gli altri due fortuna. Nel caso di oggi sappiamo tutto da una intercettazione fatta da un magistrato che ha usato nelle sue indagini tutte le frecce al suo arco. Nel caso Boschi-Renzi esisteva sì una indagine giudiziaria sui vari banca-gate, a iniziare da Etruria. Ma il magistrato era assai più prudente e non ha utilizzato tutte quelle frecce al suo arco. Quindi non abbiamo intercettazioni nei giorni caldi in cui il governo si occupava (lo ha fatto tre volte) di Banca Etruria &c. Chissà cosa sarebbe avvenuto a leggere le telefonate fra Maria Elena e papà, o quelle di Renzi, della Banca d’Italia, del ministero dell’Economia in quelle ore calde. E’ tutta fortuna, la differenza. Ma quando si viaggia con il fattore “C” è prudente non fare troppo gli spavaldi, sentendosi su un altro pianeta mentre si getta la Guidi alle ortiche. Attenti alle congiunzioni astrali, perché le orbite dei pianeti prima o poi si allineano… da liberoquotidiano.it.

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