REFERENDUM COSTITUZIONALE: LE RAGIONI DEL NO ( 11 ): IL MITO DEL SUPERAMENTO DEL BICAMERALISMO PERFETTO

L’Italia ha il primato del numero delle leggi ( cd. “ bulimia legislativa ”: qualcuno sostiene che questo numero sia pari a 350.000 ! ) e occorrerebbe una drastica delegificazione: i cittadini non hanno bisogno di più leggi ma di buone leggi, cioè di “ leggi ben fatte e non già di leggi che richiedano per essere comprese più che l’attività dell’interprete la palla di vetro di un indovino ”.

Per il conseguimento di questo obiettivo, non è sufficiente una abbreviazione dei tempi medi di approvazione delle leggi.

Al contrario, “ si dovrebbe rallentare la produzione legislativa – come insegnava Luigi Einaudi – certo non per perdere tempo, ma per approvare poche leggi, organiche, efficaci, leggibili, e delegando i dettagli l’Amministrazione ”.

I “ nuovi costituenti ” hanno affermato che la “ riforma “ determinerà una accelerazione e una semplificazione del procedimento di formazione delle leggi e, quindi, una migliore qualità del lavoro legislativo.

L’assunto non corrisponde a verità.

In realtà, la “ riforma ” prevede distinti e complessi iter di approvazione legislativa idonei a provocare conflitti procedurali che potrebbero sfociare in vizi di legittimità costituzionale.

Prima di esaminare, nel dettaglio, i suddetti iter, è bene evidenziare come falsa sia anche l’affermazione ( che si traduce in un vero e proprio luogo comune ) che l’attuale procedimento di formazione delle leggi rallenti la genesi legislativa.

Il vigente art. 70 Cost. stabilisce che la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere: ciò significa che per divenire legge un progetto deve essere approvato nell’identico testo da Camera e Senato.

Questo determina un “ rimpallo ” da una Camera all’altra ( cosiddetta “ navetta ” parlamentare ) fino a quando il progetto di legge non sia, appunto, approvato nell’identico testo dalle due Camere.

In pratica, sono necessari due passaggi identici tra Camera e Senato per approvare le leggi ordinarie e quattro passaggi identici per approvare le leggi costituzionali.

Ma questo “ rimpallo ” – è stato autorevolmente chiarito – “ interessa soltanto il 20-25 per cento delle leggi approvate e per molte di queste l’intesa viene raggiunta alla terza votazione: molto spesso ciò serve a correggere errori non rilevati in sede di prima votazione ”.

Inoltre, l’Ufficio Studi del Senato ha calcolato che i tempi di approvazione dei testi normativi sono mediamente:
a ) 53 giorni, quanto alle leggi ordinarie;
b ) 46 giorni, quanto alle leggi di conversione dei decreti legge;
c ) 89 giorni, quanto alla legge finanziaria.

In verità, la lentezza del procedimento legislativo ( quando si verifica in concreto ) è conseguenza ( non della “ navetta parlamentare ”, bensì ) della litigiosità e della inconcludenza degli odierni cc.dd. “ partiti politici ” ( pallidi simulacri del paradigma partitico – la cui funzione era ed è quella, come icasticamente è stato scritto, di “ dare forma all’informe corpo sociale ” – concepito dai Padri Costituenti attraverso l’elaborazione dell’art. 49 della Carta che così recita: “ Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale ” ).

Litigiosità e inconcludenza sulle quali – in questa sede – non appare necessario soffermarsi.

Tanto premesso, e passando all’analisi del nuovo procedimento di formazione delle leggi, deve essere subito puntualizzato che il cd. “ bicameralismo perfetto o paritario ” ( giustificato storicamente sul rilievo che la seconda Camera dovrebbe consentire di meglio ponderare le decisioni che il Parlamento assume ), non soltanto non scompare, ma diventa ( come è stato acutamente osservato e come adesso si dimostrerà ) “ confuso ”e complicato.

Infatti, come ha spiegato Travaglio ( riportando, in sintesi, il punto di vista espresso nella soggetta materia dai più prestigiosi “ costituzionalisti ” italiani ) l’attuale ( unico ) iter legislativo ( come delineato dal vigente art. 70, nonché dalle altre disposizioni che si menzioneranno appresso ) è sostituito con i seguenti MECCANISMI.

1 ) Per le leggi costituzionali e per le leggi ordinarie elencate nell’art. 70, 1° c. ( v. nota in calce al presente intervento ), “ la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere ”: cioè, dovranno essere approvate da Camera e Senato ( “ depotenziato ” e costituito da cooptati e/o nominati ) nell’identico testo ( come avviene adesso: quindi, viene perpetuato, per tali leggi, il cd. “ bicameralismo perfetto “ ).

2 ) Le altre leggi ordinarie sono approvate dalla sola Camera dei deputati ( art. 70, 2° c. ) e sono soggette all’iter che si passa a descrivere: la Camera approva la legge e il Senato – entro 10 giorni e su richiesta di un terzo dei senatori – può dire la sua;

a) in tal caso, due sono le opzioni:

° ) i senatori possono lasciare immutato il provvedimento;

° ) oppure possono emendarlo entro 30 giorni;

b ) in questo secondo caso, la legge torna alla Camera, che ha due scelte:

° ) accogliere gli emendamenti;

° ) ignorarli a maggioranza semplice ( metà + 1 dei presenti in aula ) ( art. 70, 3° c. ).

3 ) Le leggi in materia di autonomie territoriali ( v. art. 117 ), ove il Governo decida di fare scattare la cd. “ clausola di supremazia ” ( cd. “ clausola vampiro ”: il Governo interviene con le sue leggi anche sulle materie RISERVATE ALLE REGIONI “ quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale ”; domanda: in cosa consiste questo generico e pericoloso “ interesse nazionale ” ? ), sono approvate con questo procedimento ( art. 70, 4° c. ):

a ) la legge, una volta uscita dalla Camera, è trasmessa al Senato, il quale ha 10 giorni per esaminarla o ignorarla e altri 30 giorni per apportare eventuali modifiche;

b ) se non cambia nulla, la legge passa come l’ha licenziata la Camera;

c ) se, invece, la muta a maggioranza assoluta, la legge torna alla Camera, che può cancellare le modifiche del Senato a maggioranza assoluta;

d ) se il Senato l’ha modificata a maggioranza semplice, la Camera può ignorare le modifiche a maggioranza semplice;

e ) se alla Camera non c’è la maggioranza ( semplice o assoluta ) per cancellare gli emendamenti del Senato, la legge passa come l’ha modificata il Senato.

4 ) Quanto alla legge di bilancio ( art. 70, 5° c. ):

a ) la Camera l’approva e la trasmette al Senato;

b ) Il Senato la vota in automatico e ha 15 giorni per modificarla;

c ) se lo fa a maggioranza semplice, la Camera può modificarla con lo stesso quorum ( art. 70, 5° c. ).

5 ) Se una legge verte in più materie, per le quali sono previsti procedimenti diversi, la decisione – circa l’iter da seguire – è riservata ai Presidenti delle due Camere: lo stabilisce il 6° c. dell’art. 70, a mente del quale “ i Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti ”.

Se non si accordano, si ricorre alla Corte Costituzionale ?

La questione ha una enorme rilevanza poiché – si è opinato – nella esperienza parlamentare italiana “ le leggi non vertono quasi mai su una sola materia, ma su una pluralità: la bulimia legislativa produce provvedimenti complessi che assemblano norme eterogenee con diversi profili di competenze; inoltre, sarà difficile impedire che su un disegno di legge di propria competenza la Camera introduca emendamenti di materia senatoriale, creando conflitti in corso d’opera. Quale procedura seguire in tali casi ? ”.

6 ) Per ciò che attiene ai disegni di conversione in legge dei decreti legge del Governo, è contemplato un ulteriore procedimento ( penultimo comma dell’art. 77 ):

a ) il Senato deve iniziare ad esaminarli entro 30 giorni da quando arrivano alla Camera, anche se questa non ha ancora finito di vagliarli;

b ) le proposte di modificazione possono essere deliberate entro dieci giorni dalla data di trasmissione del disegno di legge di conversione, che deve avvenire non oltre quaranta giorni dalla presentazione;

c ) si hanno, perciò, tre passaggi: Camera – Senato – Camera, mentre oggi ne basta uno solo ( dalla Camera al Senato ).

7 ) Le leggi elettorali possono essere sottoposte ( prima della loro promulgazione ) al giudizio di legittimità costituzionale innanzi alla Consulta su “ ricorso motivato ” ( da inoltrarsi entro 10 giorni dall’approvazione della legge ) di almeno un terzo dei senatori e un quarto dei deputati: “ la Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge ” ( art. 73, 2° c. ).

8 ) Infine ( esclusi i casi di cui all’articolo 70, 1° c., e, in ogni caso, le leggi in materia elettorale, le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, le leggi di amnistia e indulto e le leggi di bilancio ), “ il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione. In tali casi, i termini di cui all’articolo 70, 3° c., sono ridotti della metà ” ( art. 72, ultimo comma )

In tal guisa, i disegni di legge governativi godranno di una “ corsia preferenziale ” e ciò è in sintonia con la logica premieristica che permea il progetto riformatore.

°°°
Questo artificioso, farraginoso e degradato testo normativo ( peraltro scritto in maniera pedestre tanto da essere definito uno “ scarabocchio sullo stile sobrio della Carta ” ) non ha abrogato il cd. bicameralismo paritario, renderà ancora più complicato il procedimento di produzione legislativa e alimenterà un vasto contenzioso devoluto alla cognizione della Corte Costituzionale.

Esso è stato argutamente accostato ad un “ decreto milleproroghe ” ovvero ad un “ regolamento di condominio ”.

La Costituzione, però, non può essere confusa né con l’uno, né con l’altro.

PS.
Si riporta il 1° c. dell’art. 70 Cost. riformato:
“ La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltantoper le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma ”.

GERSAN PERSIA



One Response to “Le Ragioni del NO. “Il mito del superamento del Bicameralismo perfetto” di Gersan Persia.”

  1.   OSSERVATORE Says:

    IO DIREI PURE CHE L’ITALIA NON HA BISOGNO DI LEGGI NUOVE MA DI NUOVI POLITICI…

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