E’ stato attivato presso gli uffici Comunali un n° di telefono dedicato alle segnalazioni inerenti i danni o altre problematiche riferibili al sisma.
Il n°. è il seguente 0861502235Risultati immagini per sisma protezione civile amatrice

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1) NO PERCHE’ NON SI CAMBIA LA COSTITUZIONE CON UN COLPO DI MANO DI UNA FINTA MAGGIORANZA

Questa è la riforma di una minoranza che, grazie alla sovra rappresentazione parlamentare fornita da una legge elettorale dichiarata (anche per questo motivo) illegittima dalla Corte costituzionale, è divenuta maggioranza solo sulla carta. Una simile maggioranza non può spingersi fino a cambiare, con un violento colpo di mano, i connotati della Costituzione.

2) NO PERCHE’ QUELLA ITALIANA ERA LA COSTITUZIONE DI TUTTI

Il metodo utilizzato nel processo di riforma è stato il peggior modo di riscrivere la Carta di tutti: molteplici forzature di prassi e regolamenti hanno determinato nelle Aule di Camera e Senato spaccature insanabili tra le forze politiche, giungendo al voto finale con una maggioranza racimolata e occasionale. Quello stesso Parlamento la cui composizione è deformata e alterata da un premio di maggioranza illegittimo, e che ha visto in quasi tre anni ben 244 membri (130 deputati e 114 senatori) cambiare Gruppo principalmente per sostenere all’occorrenza la maggioranza, ha infatti portato avanti la riforma, su richiesta dell’Esecutivo, utilizzando gli strumenti parlamentari acceleratori più estremi, delineando un vero e proprio sopruso nei confronti delle garanzie e delle prerogative riconosciute all’opposizione.

3) NO PERCHE’ IL REFERENDUM NON POTRA’ SANARE NE’ COMPENSARE UN VIZIO DI ORIGINE

Alla mancanza di legittimazione della riforma in atto non potrà sopperire nemmeno il referendum. Quest’ultimo infatti non può essere sostitutivo di una deliberazione viziata nel suo fondamento. Soprattutto se la riforma è stata costruita per la sopravvivenza di un governo e di una maggioranza privi di qualsiasi legittimazione sostanziale, come confermato dall’enfasi che è stata posta dallo stesso Presidente del Consiglio sul futuro risultato referendario, che ha grottescamente trasformato il referendum su una Costituzione che dovrebbe essere di tutti in una sorta di macro questione di fiducia su se stesso.

4) NO PERCHE’ LA COSTITUZIONE DEVE UNIRE E NON DIVIDERE

La Costituzione costituisce l’identità politica di un popolo. E’ stato così nel miracolo costituente del 1948, con una Costituzione approvata quasi all’unanimità e che ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo del nostro Paese. Certamente quell’impianto necessitava di riforme, che si inseguono invano da decenni, ma questa riforma costituzionale per il suo codice genetico e per i suoi contenuti destituisce il meglio della tradizione democratica del nostro Paese: divide anziché unire, lacera anziché cucire, porta le cicatrici di una violenza di una parte sull’altra. Questa riforma nasce già fallita.

5) NO PERCHE’ IL COMBINATO DISPOSTO CON LA LEGGE ELETTORALE PORTA A UN PREMIERATO ASSOLUTO

La sommatoria tra riforma costituzionale e riforma elettorale spiana la strada ad un mostro giuridico che travolge i principi supremi della Costituzione. L’“Italicum”, infatti, aggiunge all’azzeramento della rappresentatività del Senato e al centralismo che depotenzia il pluralismo istituzionale, l’indebolimento radicale della rappresentatività della Camera dei deputati. Il premio di maggioranza alla singola lista consegna la Camera – che può decidere senza difficoltà, a maggioranza, in merito a tutte o quasi tutte le cariche istituzionali – nelle mani del leader del partito vincente (anche con pochi voti) nella competizione elettorale.

6) NO PERCHE’ SALTANO PESI E CONTRAPPESI

E’ il modello dell’uomo solo al comando. Nascerebbe una sorta di “Premierato assoluto” che, come sottolineato da tanti esperti in materia, diventerebbe privo degli idonei contrappesi. Ne vengono effetti collaterali negativi anche per il sistema di checks and balances. Ne risente infatti l’elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale, del Csm.

7) NO PERCHE’ IL NUOVO SENATO E’ SOLO UN PASTICCIO

Le funzioni attribuite al nuovo Senato sono ambigue e il modo di elezione dei nuovi senatori è totalmente confuso, prevedendo peraltro che siano rappresentati enti territoriali (regioni e comuni) con funzioni molto diverse. Non potrà funzionare.

8) NO PERCHE’ NON FUNZIONA IL RIPARTO DI COMPETENZE STATO-REGIONI-AUTONOMIE LOCALI.

Il nuovo riparto di competenze tra Stato e Regioni non porterà affatto alla diminuzione dell’attuale pesante contenzioso. Piuttosto lo aumenterà. La tecnica elencativa di ciò che spetta allo Stato o, invece, alle Regioni, è infatti largamente imprecisa ed incompleta. Non è vero che la competenza concorrente è stata eliminata: in molte materie, come quella “governo del territorio” rimane gattopardescamente una concorrenza tra “norme generali e comuni” statali e leggi regionali. Inoltre, siccome i poteri legislativi del nuovo Senato sono configurati in maniera confusa, nasceranno ulteriori conflitti di legittimità costituzionale riguardo ai diversi procedimenti previsti nella riforma.

9) NO PERCHE’ SI SOSTITUSCE IL CENTRALISMO AL PLURALISMO E ALLA SUSSIDIARIETA’, E SI CREA INEFFICIENZA

La stessa riforma del Titolo V della Costituzione, così come riscritta, tornando ad accentrare materie che, nel riordino effettuato nel 2001, erano state assegnate alle Regioni, matura l’eccesso opposto, ovvero un centralismo che non è funzionale all’efficienza del sistema. Aumenterà la spesa statale, e quella regionale e locale, specie per il personale, non diminuirà. Ci si avvia solo verso la destituzione del pluralismo istituzionale e della sussidiarietà. Non basta l’argomento del taglio dei costi, che più e meglio poteva perseguirsi con scelte diverse. Né basta l’intento dichiarato di costruire una più efficiente Repubblica delle autonomie, che è clamorosamente smentito dal farraginoso procedimento legislativo e da un rapporto Stato-Regioni che non valorizza per nulla il principio di responsabilità e determina solo un inefficiente e costoso neo-centralismo. Se proprio si voleva ragionare sul taglio dei costi, e sulla riduzione degli eletti, andavano magari fatte scelte più drastiche.

10) NO PERCHE’ NON SI VALORIZZA IL PRINCIPIO DI RESPONSABILITA’

Lo Stato attraverso la clausola di supremazia (una vera e propria clausola “vampiro”) potrebbe riaccentrare qualunque competenza regionale anche in Regioni che si sono dimostrate più virtuose e responsabili dello Stato stesso, contraddicendo tanto l’efficienza quanto il fondamentale principio autonomistico sancito all’articolo 5 della Costituzione, secondo il quale si dovrebbero riconoscere e promuovere le autonomie locali.

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16 luglio 2016 – Il bilancio della Società Ruzzo è stato approvato a maggioranza; Antonio Forlini è stato  confermato alla presidenza e consiglio di amministrazione con due nomine condivise: Alessia Cognitti (per il centrosinistra), Alfredo Grotta (per il centrodestra).  Auguriamo un buon lavoro all’amico Alfredo.

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Risultati immagini per renzi perdeRENZI & IL PD. Nonostante il premier abbia fatto il possibile per non politicizzare la tornata amministrativa, la disfatta è evidente. A Roma e Torino – dove da giorni il leader del Pd temeva che l’aria fosse cambiata – ma anche a Napoli dove i dem non sono neanche arrivati al ballottaggio. Non è un caso che a spoglio ancora in corso l’agenziaReuters abbia senza esitazioni titolato con un eloquente “pesante sconfitta per Renzi”. È questa, dunque, l’immagine che passa all’estero della tornata elettorale. È il governo nazionale, infatti, ad essere nel mirino. E lo conferma l’ottimo risultato dei Cinque stelle, da sempre decisamente all’opposizione rispetto a Renzi, ma anche il successo a Napoli di Luigi De Magistris (che sbanca con il 66,8%), uno che ha fatto dell’antirenzismo la sua ragion d’essere. Persino il Pd prende atto della débâcle visto che in una nota parla di “sconfitta netta e senza attenuanti”. L’espressione in verità è riferita a Roma e Torino, visto che il tentativo è quello di stabilire una improbabile equivalenza con le vittorie di Milano e Bologna. Paragone che ovviamente non sta in piedi. Nelle quattro città in questione, infatti, il saldo per il Pd è negativo: da quattro sindaci che aveva ora se ne ritrova solo due. Con la vittoria di Giuseppe Sala a Milano che arriva peraltro sul filo di lana (51,7%).

CENTRODESTRA. Perde anche il centrodestra, in particolare quello a trazione salviniana. Il buon risultato di Milano, infatti, è figlio di un’alleanza che va dai centristi di Ncd fino alla Lega, passando per Forza Italie e Fratelli d’Italia ma con un profilo decisamente moderato. “Il miglior risultato che questa coalizione ha ottenuto nelle grandi metropoli”, fa notare a caldo Parisi. A parte la vittoria di Roberto Dipiazza a Trieste, poi, a bruciare sono le sconfitte di Varese e Latina. ilgiornale.it

Sconfitta di Enio Pavone a Roseto contro il centro-sinistra. Bene Futuro In ed i giovani candidati. Dalle nostre parti è da ripensare un centro destra giovane e volenteroso. Lo diciamo da 8 anni, giusto in tempo per perdere praticamente ovunque.

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Piscina Montorio: Il gestore smobilita ed esplode la tensione questa mattina con i dipendenti, senza stipendio da sette mesi, che si vedono portar via anche gli effetti personali.

Secondo alcune testimonianze erano ben tre i tir che questa mattina, di buon ora, sono giunti alla Piscina Comunale di Montorio, su iniziativa della titolare della MSP Abruzzo, per portare via attrezzi e tutto quello che consente il funzionamento della struttura. Un ennesimo sfregio per i 21 dipendenti, senza stipendio da sette mesi che da sabato scorso sono in presidio permanente ed hanno raccolto oltre 1500 firme per tenere in vita la piscina di proprietà del Comune ma gestita, ormai da quasi venti anni, dalla MSP Abruzzo. L’amministrazione comunale ha già diffidato la MSP Abruzzo che, per conto in particolare della sua titolare, continua a negare un confronto con i dipendenti e addirittura, questa mattina, ha deciso d’imperio di smobilitare tutto. Il sospetto, secondo alcuni, è che stia riversando guadagni e a questo punto anche attrezzature su una piscina appena aperta ad Ascoli Piceno. Sul posto insieme agli ex dipendenti il segretario della Filca Cisl, Giancarlo De Sanctis. Si attendono sviluppi. (da www.rete8.it)

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Nel febbraio 2013 il segretario del Pd era Pier Luigi Bersani e, scavando negli archivi, si scopre che gli impresentabili dem erano “soltanto” sette su quaranta. A dicembre dello stesso anno Renzi ha conquistato il partito e i 7 sono diventati 27 (due sottosegretari e 25 parlamentari), e di mezzo c’è pure l’arrestato (ora ai domiciliari) Francantonio Genovese. Ecco l’elenco.

  • Francesca Barracciu, sottosegretario. Richiesta di rinvio a giudizio: accusa di peculato per l’utilizzo di 78.000 euro di fondi da consigliere regionale sardo.
  • Vito De Filippo, sottosegretario. Imputato nel processo “Rimborsopoli” che ha coinvolto oltre 40 consiglieri uscenti della Regione Basilicata.
  • Luisa Bossa, deputata. Indagata per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti di Ercolano, dove è stata sindaco per dieci anni.
  • Matteo Richetti, deputato. Indagato per peculato nel processo sui rimborsi spese in Emilia-Romagna. Ha chiesto il rito abbreviato.
  • Daniela Valentini, senatrice. Indagata nell’inchiesta che coinvolge ex consiglieri della Regione Lazio riguardo la gestione dei fondi dei gruppi.
  • Francesco Scalia, senatore. Nella stessa inchiesta della Valentini sui fondi regionali, compare il nome dell’ex presidente della Provincia di Frosinone.
  • Claudio Moscardelli, senatore. Spese pazze in Regione Lazio, indagato il politico di Latina. L’inchiesta di Rieti è passata per competenza a Roma.
  • Carlo Lucherini, senatore. Nel fascicolo sulle spese pazze in Regione, adesso nelle mani dei pm di Roma, c’è anche il politico di Monterotondo.
  • Marco Di Stefano, deputato. Indagato per corruzione nell’inchiesta su una presunta tangente da 1,8 milioni. Coinvolto pure nelle spese pazze laziali.
  • Francesco Sanna, deputato. Coinvolto nell’inchiesta sui rimborsi pubblici ai gruppi durante la scorsa legislatura regionale sarda.
  • Giuseppe Luigi Cucca, senatore. Il capogruppo dem in Giunta per le autorizzazioni, di solito clemente con i colleghi, è indagato per peculato.
  • Paolo Fadda, deputato. L’ex sottosegretario del governo Letta è indagato nell’inchiesta-bis sulle spese dei consiglieri regionali sardi.
  • Francantonio Genovese, deputato. Dopo un periodo in carcere, è da poco ai domiciliari. È accusato di associazione a delinquere, truffa e frode fiscale.
  • Maria Tindara Gullo, deputato. A processo per falso ideologico nell’inchiesta messinese “Fake”. Vicina a Genovese, cercò di salvarlo dagli arresti.
  • Claudio Broglia, senatore. È accusato di non aver denunciato truffe di famiglie che hanno ricevuto illegittimamente contributi per il sisma del 2012.
  • Nicodemo Oliverio, deputato. Imputato per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale aggravata processo patrimonio Dc.
  • Andrea Rigoni, deputato. Condannato in primo grado a 8 mesi e poi prescritto in appello per lavori abusivi nella sua villa.
  • Salvatore Margiotta, deputato. Condannato in appello a 18 mesi per turbativa d’asta e corruzione: appalto per la costruzione del Centro Oli della Total.
  • Paola Bragantini, deputata. Indagata per truffa aggravata per i gettoni percepiti per le “giunte fantasma” della Circoscrizione 5 di Torino.
  • Bruno Astorre, senatore. Coinvolto, con l’accusa di peculato, nell’inchiesta sui rimborsi spese della Regione Lazio.
  • Demetrio Battaglia, deputato. Coinvolto nell’inchiesta sui rimborsi pubblici relativa alla scorsa consiliatura nella Regione Calabria.
  • Bruno Censore, deputato. Indagato per peculato in concorso con il suo ex capogruppo in Calabria. Gli hanno sequestrato 10.000 euro.
  • Ferdinando Aiello, deputato. Eletto con Sel e poi passato al Pd è indagato per peculato nell’inchiesta sui rimborsi calabresi “erga omnes”.
  • Ilaria Capua, deputato (Scelta civica). Indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, abuso d’ufficio e traffico illecito di virus.
  • Pierpaolo Vargiu, deputato (Misto). Indagato nell’inchiesta sui rimborsi regionali in Sardegna. Da tesoriere ha gestito un milione di euro.
  • Nicola Fratoianni, deputato (Sel). Rinviato a giudizio per favoreggiamento personale nell’inchiesta “Ambiente svenduto” sull’Ilva di Taranto.
  • Giancarlo Giordano, deputato (Sel). Richiesta di rinvio a giudizio per il disastro “Isochimica”, all’epoca dei fatti componente della giunta di Avellino.
  • Davide Faraone, sottosegretario (Pd). A breve dovrebbe uscire da questa lista: il pm ha chiesto la sua archiviazione per le spese pazze della Regione Sicilia

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La lettura dei dati all’esito del Referendum sulle trivelle è molto interessante. L’affluenza dei votanti in Provincia di Teramo è stata perfettamente in linea con il dato regionale, superiore al 35%, con un risultato schiacciante a favore del Sì, oltre l’88%. In molti Comuni del territorio, l’affluenza è stata ancora più netta, in ragione del 40%: spiccano nell’ordine Torano Nuovo, Bellante, Alba Adriatica, Fano Adriano, Mosciano Sant’Angelo. A Teramo Città si è superati il 38%. Dunque, anche la lettura del dato politico è molto interessante. Nonostante la campagna referendaria fosse stata quasi totalmente oscurata dai media oltre che boicottata attraverso irresponsabili richiami al non voto da parte di membri delle Istituzioni, certi risultati vanno ritenuti assai significativi. In primo luogo, va ricordato come il diritto di voto sia costituzionalmente garantito e protetto. L’art. 48 della nostra Costituzione recita testualmente: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Eppure, con scarsi mezzi d’informazione e di comunicazione, circa il 32% degli italiani ha ritenuto di esercitare il proprio dovere civico; senza contare che un numero limitato di italiani, quelli residenti in 9 regioni su 20, era effettivamente coinvolto. E’ stata una prova di responsabilità, di rispetto, di dignità verso il Paese. Gli italiani hanno mandato un segnale forte e chiaro, in contrapposizione con le indicazioni di Renzi e Napolitano. E così pure nel teramano: pare emblematico se l’affluenza maggiore sia stata registrata in Comuni dove, addirittura, la sinistra governa dal dopoguerra ad oggi. Non vi sono dubbi: c’è voglia di cambiamento, quindi, sta a noi del Centrodestra fare il nostro dovere, rafforzando un fattivo gioco di squadra, in modo da confezionare e proporre una nuova offerta politica, in grado di riconquistare l’attenzione ed il consenso dei nostri elettori.

Vincent Fanini

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Questo il manifestino del PD Montorio sull’invito ad andare a votare al “referendum abrogativo” … MA DI COSA?

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Lasciando comunque piena libertà di scelta ai nostri iscritti e simpatizzanti, il nostro gruppo si allinea alla scelta del SI. Cosa importantissima è comunque, andare a votare per sentirsi partecipi delle scelte del Paese.

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Tutti gli iscritti ed i simpatizzanti sono invitati.

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Se a scoperchiare il calderone sul tema era stata Mafia Capitale, con il ras delle coop sociali Salvatore Buzzi a vantarsi di far più soldi con gli immigrati che con la droga, possiamo ora dire che il malcostume non è questione meramente capitolina né si tratta di un fenomeno episodico. È un sistema. E prescinde da colori politici e confini geografici.Un libro-denuncia di Mario Giordano fa nomi e cognomi di quanti, in Italia, si spartiscono la «grande torta» dell’immigrazione, dalle mini-coop alle multinazionali come la Gepsa, legata al gigante transalpino dell’energia Gdf-Suez, che fa incetta di appalti nel settore giocando al ribasso. Viste le differenze, Giordano divide questo esercito di furbetti in categorie. Ci sono gli «improvvisati», come il centro di formazione padovano che, fiutato l’affare, l’estate scorsa ha messo da parte i corsi per buttafuori e becchini per «accogliere» 81 migranti, e incassare 80mila euro al mese. Per non dire dell’associazione folkloristica siciliana che forte del suo «core business» – spettacoli con tamburelli e mandolino – si è aggiudicata, a Trapani, un bando prefettizio per una quarantina di profughi. Seguono gli «affaristi», imprenditori il cui fiuto li ha dirottati verso l’accoglienza, ma sempre con la testa al business, come l’avvocatessa napoletana che in Piemonte, sul Lago Maggiore, alleva capre e asine da latte, e a Busto Arsizio si dedica ad altro, aggiudicandosi 11 appalti per l’accoglienza migranti in 7 mesi tra 2014 e 2015, per oltre 2,5 milioni di euro. Poi tocca a «Specialisti&Colossi», le coop che sul sociale e sugli immigrati hanno costruito le loro fortune, trasformandosi in «imperi fondati sull’altrui disperazione», spiega Giordano, snocciolandone le storie. C’è la coop ferrarese, «monopolista» nonostante le bacchettate di Raffaele Cantone al Comune, quella modenese che nel 2014 ha incassato 13 assegnazioni di immigrati per oltre 2 milioni di euro, e quasi tuttein affidamento diretto, senza bando. Il colosso salentino dell’accoglienza, fondato da una ex colf albanese che «subappalta» i migranti alla chiesa copta lombarda, tenendosi 15 euro a migrante per il disturbo.Il viaggio a Profugopoli, corsa tra follie, sprechi e inchieste in salsa solidale, fa tappa anche dagli albergatori che hanno mollato i clienti paganti per i migranti ospitati a spese dello Stato e si conclude dove tutto è cominciato. Con i «farabutti», quelli pizzicati dalla magistratura, raccontati inchiesta per inchiesta, da «Mafia Capitale» alla mafia vera e propria.

Potremmo pure suggerire a Giordano ad alcuni casi siti nella nostra Provincia (per esempio sul litorale, ove un noto imprenditore industriale, ha riusato un suo immobile in disuso per “accogliere” immigrati con un rimborso di 132 Euro a persona al giorno, con incassi giornalieri di circa 7000 euro). Il tutto nel nome della Cristiana pietà e compassione… Tutti ci chiediamo:” ma questi santi che accolgono i poveri immigrati, farebbero la stessa cosa gratis?”. Sicuramente NO. Ringraziamo il cittadino che ci ha inviato questa segnalazione.

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Il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi non si è dimessa, come qualche cronaca ha ipotizzato, perché ora evidentemente si trovava in conflitto di interesse. Quel conflitto era evidente almeno a lei da un anno e mezzo. Da quando aveva telefonato al fidanzato per avvertirlo: “Caro, l’emendamento che volevi è in tavola…”. All’epoca quel testo familiare era saltato una prima volta grazie ad Ermete Realacci, renziano del Pd, ma soprattutto ambientalista di lungo corso che come presidente della commissione Ambiente non lo aveva ammesso a modificare lo sblocca-Italia. Uscito dalla porta è rientrato dalla finestra con la legge di stabilità. E a presentarlo formalmente fu Maria Elena Boschi. Che però non ha responsabilità particolari: in qualsiasi governo il ministro dei rapporti con il Parlamento fa sostanzialmente il passacarte su testi tecnici passati dai vari ministeri. Interviene solo se la proposta comporta costi non compatibili o va contro la linea del governo (che era a favore del progetto Tempa Rossa). Il M5s fece un grande casino l’indomani, accusando il governo di avere fatto una marchetta proprio su Tempa Rossa. Chissà da dove avevano preso le informazioni. Fatto sta che ci azzeccarono. Scese in campo lo stesso Matteo Renzi e difese quel testo: “non è una marchetta“. Siccome lo era, ora è lui che dovrebbe rispondere di una affermazione tanto avventata in Parlamento.

La Guidi si è dimessa, e il governo pensa che il caso sia chiuso. Ma in realtà la sola differenza fra lei, la Boschi e lo stesso Renzi è che una ha avuto sfiga, gli altri due fortuna. Nel caso di oggi sappiamo tutto da una intercettazione fatta da un magistrato che ha usato nelle sue indagini tutte le frecce al suo arco. Nel caso Boschi-Renzi esisteva sì una indagine giudiziaria sui vari banca-gate, a iniziare da Etruria. Ma il magistrato era assai più prudente e non ha utilizzato tutte quelle frecce al suo arco. Quindi non abbiamo intercettazioni nei giorni caldi in cui il governo si occupava (lo ha fatto tre volte) di Banca Etruria &c. Chissà cosa sarebbe avvenuto a leggere le telefonate fra Maria Elena e papà, o quelle di Renzi, della Banca d’Italia, del ministero dell’Economia in quelle ore calde. E’ tutta fortuna, la differenza. Ma quando si viaggia con il fattore “C” è prudente non fare troppo gli spavaldi, sentendosi su un altro pianeta mentre si getta la Guidi alle ortiche. Attenti alle congiunzioni astrali, perché le orbite dei pianeti prima o poi si allineano… da liberoquotidiano.it.

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La politica ha deciso: L’Autodromo di San Mauro SI PUO’ FARE. Decisione difficile, contrastata, piena di polemiche e di tanta rabbia e delusione soprattutto da parte di quei cittadini che si troveranno un’opera così impattante sotto casa. Ma verrà realizzata? E se si, in quali tempi? I problemi relativi alla Convenzione con il Comune che il nostro Gruppo contestò in Consiglio Comunale di qualche anno fa, sono stati risolti? Ricordiamoci, inoltre, un’opera realmente utile come il LOTTO ZERO a Teramo,ha visto la luce dopo circa 30 anni a dei costi più che decuplicati. Apprestiamoci a questa nuova avventura con un’unica certezza, che tutti sappiamo come andrà a finire…

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Tra polemiche, sit-in di protesta, “lacrime di coccodrillo”, progetti, speranze e tanta tanta tensione ci si avvicina alla fatidica data del Consiglio Comunale ove si discuterà l’approvazione del “progetto – tormentone” Autodromo di San Mauro. Anche un referendum ha sancito la decisione che molto probabilmente verrà presa: SI ! Noi non siamo mai stati alla finestra, soprattutto in periodi non sospetti…chi stava alla finestra allora, oggi deve decidere… il Movimento Pentastellato 2.0 di Montorio chiede le dimissioni dell’Assessore all’Ambiente Testa. Quel che succederà è scritto su queste pagine su post e commenti di cinque anni fa…vediamo un pò…

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Il Comune di Montorio ha approvato, nel corso dell’ultima seduta consigliare, l’assestamento generale al Bilancio 2015. Sergio Rossi consigliere comunale delegato al Bilancio ha spiegato come la gestione corrente sia già gravata dal fardello dell’indebitamento per i mutui stipulati in passato per la realizzazione di opere pubbliche, il cui debito residuo ammonta a circa euro 15 milioni e per il cui rimborso si rende necessario mettere a disposizione circa 1,5 milioni di euro ogni anno, oltre un terzo delle entrate disponibili. Per questo l’Amministrazione si è assunto l’impegno di onorare i vecchi debiti con accordi di rateizzazione triennale, che per il 2015 hanno comportato la necessità di individuare risorse aggiuntive per circa euro 500mila euro, oltre alle necessarie coperture per tutti i nuovi affidamenti e le spese da sostenere per la gestione corrente. “Inoltre -ha proseguito Rossi -con l’assestamento di bilancio, abbiamo dovuto gestire minori entrate per euro 280.000 relative ai trasferimenti previsti per i Comuni del cratere sismico, comunicate ed erogate solo recentemente. Insomma solo attraverso la consapevolezza e condivisione della difficile situazione finanziaria siamo riusciti ad impostare una gestione rigorosa. Sono state così individuate e realizzate economie di spesa in diversi ambiti (cultura e turismo, manutenzioni, spese generali, associazionismo, illuminazione e riscaldamento, indennità agli amministratori), garantendo comunque un adeguato livello di servizi e mantenendo gli stanziamenti per quanto riguarda il sociale, introducendo criteri di progressività nella definizione delle tariffe per i servizi a domanda individuale”. Con l’assestamento di bilancio sono stati adeguati gli stanziamenti per sostenere le maggiori spese per refezione e trasporto scolastico. L’aumento delle tariffe non ha coperto l’incremento dei costi per il mantenimento di questi sevizi; sono stati inoltre previsti finanziamenti a strutture che svolgono attività importanti per la collettività, quali la Croce Bianca e il Centro Diurno per disabili di Villa Brozzi. Sul fronte delle entrate, con una gestione attiva di imposte e tributi, dopo gli indispensabili aumenti effettuati nel 2014, nel corso del 2015 abbiamo previsto la riduzione della Tasi per la prima casa e agevolazioni per la Tari. «Siamo riusciti ad impostare un’attività di bilancio di cui ci sentiamo orgogliosi –ha concluso Rossi – finalizzata ad onorare vecchie passività e al rispetto di tutti gli impegni assunti con i fornitori. Probabilmente per i cittadini questi aspetti dell’attività amministrativa non hanno la risonanza di un’opera pubblica o della riduzione della pressione fiscale, ma assumono invece un valore inestimabile per la nostra comunità in quanto rappresentano la garanzia che i sacrifici ai quali gli stessi vengono chiamati, sono ben riposti”. – See more at: http://www.emmelle.it

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INVECE DI AIUTARE GLI ITALIANI ONESTI IN DIFFICOLTA’.

L’industria del credito italiano mette e a disposizione 3,6 miliardi per salvare, tramite le leve del fondo di risoluzione, BancaEtruria, Cari Ferrara, Banca Marche e Cari Chieti, e i loro correntisti dalla gogna del bail-in che entrerà in vigore da gennaio. Gli istituti erano tanto malconci da essere tutti commissariati da Bankitalia, tanto da costringere il Consiglio dei ministri a una riunione domenicale per approvare il decreto, una volta ricevuto il benestare dell’Europa, che aveva invece bloccato l’ipotizzato ricorso al fondo interbancario perché ritenuto un aiuto di stato: assente della riunione il ministro Maria Elena Boschi, il cui padre Pier Luigi è stato vicepresidente della stessa Etruria. Ora, rimarca l’esecutivo, «non è previsto alcuna forma di supporto pubblico».Scorrendo il decreto legge si scopre tuttavia il secondo punto nodale dell’accordo. Quello del fisco, da cui si evince la sostanziale messa in sicurezza dei crediti di imposta delle nuove quattro banche ponte in bonis che da oggi, dopo lo scorporo dei crediti deteriorati, prendono il posto dei quattro istituti in crisi. Si tratta di un precedente con l’erario fondamentale per l’intera industria del credito che, attraverso il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, sta combattendo con ogni mezzo per ottenere un diverso trattamento delle cosiddette «Dta» (deffered tax asset) e che, con la discesa dell’Ires, rischiava di vedersi scoppiare tra le mani una mina da 5 miliardi.Presidente delle quattro banche «sane» – ribattezzate «Nuova CariFerrara», «Nuova BancaEtruria», «Nuova Banca Marche», «Nuova CariChieti» – diventa l’ex direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro: tutte finiscono comunque sotto l’ala delle neonata unità di risoluzione di Bankitalia.Lo spezzatino prevede poi la creazione di un’unica bad bank, dove confluiscono le sofferenze (cioè i prestiti che famiglie e imprese non sono riusciti a restituire) delle quattro ex malate terminali, previa una massiccia svalutazione degli stessi (da 8,5 a 1,5 miliardi di euro) in modo da permetterne la vendita agli «spazzini» del mercato. L’Unione europea, secondo il commissario Vesrtager il piano «riduce al minimo le distorsioni della concorrenza», calcola che ne deriverà un ulteriore beneficio di 400 milioni. Non solo, ora che sono ripulite, devono trovare al più presto un nuovo padrone anche le banche ponte; e qualcuno pensa che alcuni big potrebbero aver già prenotato un posto a tavola.Impossibile però ottenere in tempo utile da tutte le 155 istituti di credito aderenti all’Abi i 3,6 miliardi necessari per accendere il fondo di risoluzione, ricapitalizzare le banche ponte e coprire la differenza tra gli attivi trasferiti e le passività: è previsto che l’industria del credito versi in un sol colpo nel fondo tutte le rate da qui al 2018. Come anticipato, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi concederanno quindi un finanziamento ponte per l’intero importo: l’impegno sarebbe pari a 1,2 miliardi per ciascun istituto. Il prestito dovrebbe essere suddiviso in due tranche, di cui quella a breve termine da 2 miliardi scadrebbe a fine anno, quando tutti i gruppi avranno iniziato a trasferire i soldi al fondo. Il resto dopo la vendita degli asset. da Il Giornale.it

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